Ho effettuato una panoramica sui sistemi di governo di altri paesi, con la visione di anche qualche infografica sul sistema statunitense, del quale di seguito vi lascio i riferimenti. Intanto per quanto riguarda l'Italia, per mettere in pratica tutte le mie buone intenzioni, e spero quelle di quante più persone 'risvegliate' possibili, sono prioritarie riforme a protezione dei governi legittimi da possibili ingerenze di altre istituzioni avulse (estranee) a un concetto moderno di politica, dove invece attualmente riscontro che nel nostro come in molti altri paesi, ai normali 'pesi' della politica si contrappongono in maniera decisiva quelli di certe élite militari. Per approfondire l'argomento, sarebbero utili separate analisi comparate con l'organizzazione di sistemi di governo in altri paesi più capaci nel mantenere stati di diritto più efficaci, come tendenzialmente sono le Repubbliche di tipo più strettamente parlamentari dell'Italia, nazione che come vedremo di seguito non rappresenta queste fattispecie.
Certo, bisogna comunque sempre tener presente, la storia ce lo insegna, il carattere intrinsecamente evolutivo della politica stessa, ed intanto tra gli altri dare un'occhiata per conoscenza alle diverse competenze istituzionali e relativi organi del sistema politico statunitense. Questo naturalmente prescinde dal fatto che gli stessi governi possano 'fare danni'. Comunque, analizzando meglio il caso italiano, non sò fino a quale misura l'Assemblea Costituente del 1946 voleva la figura del Presidente della Repubblica 'essenzialmente' in veste di rappresentante dell'unità nazionale (sostanzialmente degli italiani), e di 'arbitro' o garante della Costituzione senza altre estensioni di attribuzioni, visto che dobbiamo ben riflettere sulla sua forma storica ed attuale, dove egli ha tutta un serie di funzioni, (e qui una panoramica) stabilite in differenti parti della attuale Costituzione, che favoriscono un suo ruolo di attore di ingerenze nell'azione politica, quindi trattasi di attribuzioni che a mio avviso, in base all'organizzazione del sistema politico italiano, conferiscono al Capo dello Stato dei veri e propri poteri 'extra', deducibili da quelli che vedrete sottolineati nell'elenco a seguire. Innanzitutto vi invito a meditare seriamente su alcuni di questi: quelli di Capo delle Forze Armate (in altre Repubbliche di tipo strettamente parlamentare di questo potere ne ha titolo un Presidente-Premier), e di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (organo amministrativo di auto-governo, ad eccezione di chi appunto lo presiede, della Magistratura). Ci sono poi altre sue funzioni che seppur 'indirettamente', nel complesso rafforzano il suo ruolo di indirizzo politico, sebbene l'articolo 89 della Costituzione preveda controfirme dei Ministri agli atti presidenziali, quindi qualche sua investitura và in una direzione di garanzia, qualcuna 'con riserva', qualcuna poco. Le riporto anche qui per agevolare la maggior parte dei lettori: nomina un terzo dei componenti della Corte Costituzionale, ratifica trattati internazionali previa autorizzazione parlamentare, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere, può sciogliere le Camere, indice le elezioni, nomina il Presidente del Consiglio con i Ministri, nomina fino a cinque senatori a vita, promulga le leggi (con la possibilità di un eventuale loro re-invio alle Camere) ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti, ed autorizza la presentazione in Parlamento dei disegni di legge governativi, indice i referendum, nomina alcuni funzionari statali di alto grado.
Visti quindi i poteri conferitigli, accentrati in questa istituzione monocratica (ossia unico organo composto da una sola persona) ed auto-determinata (non sono previsti controlli sul suo operato) quale attualmente quella del Presidente della Repubblica, questi sfociano spesso e senza impedimenti in poteri di indirizzo politico, nonostante qualcuno, di parte o meno, vorrebbe far credere il contrario: la riprova è la lunga storia delle varie interferenze nella politica italiana del Capo dello Stato, delle quali citerò a breve episodi tra i più recenti molto rappresentativi. Come ho detto prima, ho i miei dubbi riguardo la sua definizione intesa come essenzialmente di 'rappresentante' ed 'arbitro' o 'garante'.
Vari episodi della nostra storia non potevano quindi che confermare un potere parallelo a quelli di Governo, Parlamento e Magistratura (tra gli esempi menzionati più prominenti che ho ricavato da fonti online A.I. figurano i mandati di Giovanni Gronchi, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro, Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella, a cui aggiungo Carlo Azeglio Ciampi, in carica durante quel losco periodo politico dei 'sinistri', di cui ho parlato in questo articolo). Oltre a questo articolo che farà contento qualcuno e scontento qualcun'altro, ma qui non è lo scopo di questi interventi dell'istituto presidenziale che ora ci interessa, ma quanto questi episodi, tra i più recenti, siano molto rappresentativi delle interferenze dei Capi di Stato (ecco perché a seguire propongo riforme radicali a questo problema), lascio qui un breve elenco di analisi storiche al riguardo per chi volesse approfondire, quasi tutte in lingua inglese: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8. Dalla disamina di quel famigerato periodo storico dell'Europa ivi esposta, corroborato da dati statistici significativi di una mia indagine che correla le forme di governo nel mondo con la presenza di più di un'organo di polizia a copertura nazionale, visto che in certi paesi alle loro forze dell'ordine si aggiunge la presenza di gendarmerie, abbiamo allora evidenza che oltre al fenomeno della diffusione delle Gendarmerie, anche i Presidenti delle Repubbliche di quei paesi i cui governi sono organizzati in certi modi, come quello italiano, presentano aspetti ereditati dai monarchi della Restaurazione a loro volta ereditati da Napoleone, e questi Presidenti hanno potere di indirizzo sugli organi istituzionali principali, Governo, Parlamento e Magistratura: quindi vedo il sistema politico dell'Italia avente certe affinità con una repubblica semipresidenziale, indovinate un pò? alla francese, che ha una struttura diarchica nella gestione del potere esecutivo, sdoppiato tra il Presidente della Repubblica e il Primo Ministro [nota esterna], con qualche differenza rispetto alla Francia dove il Presidente della Repubblica è eletto dal popolo, come l'Assemblea Nazionale (parte del Parlamento insieme al Senato), e la sua durata in carica è stata ridotta a 5 anni⁹. Secondo una definizione purtroppo
comunemente accettata l'Italia ha una forma di Governo di tipo Repubblica Parlamentare, la stessa Wikipedia così la classifica, ma, forse per motivi di sintesi, espone categorie in linea generale (la stessa voce in inglese ne ha qualcuna in più), che sorvolano sulle tante variazioni/dettagli che esistono caso per caso (con caso limite che sarebbe ogni stato o comunità come categoria a sé), comunque nel testo della voce referenziata viene discusso questo aspetto. Perdipiù in Italia, una nazione con molti aspetti foschi, sfumati, ai quali finora nessuna classe dirigente si è mai sottratta, e con i quali generalmente la Cupola 'ci sguazza bene', questo nostro sistema politico 'ibrido' presenta zone d'ombra inaccettabili per una Repubblica vera. Io definirei quindi l'Italia una Repubblica parlamentare almeno con riserva.
La questione è complessa e della massima importanza, comunque innanzitutto bisogna rivedere bene le istituzioni dei Presidenti delle Repubbliche di certe nazioni: una opzione potrebbe essere quella di sostituirle con consessi di natura collegiale (in alcuni stati come la Svizzera, c'è un'organo collegiale direttoriale che funge da Capo di Stato e di Governo, ma non è sfiduciabile), in un senso popolare, allo scopo di implementare, riprendendo una metafora che ha un pò preso piede tra chi si interessa di politica (che purtroppo non tanti coltivano), una forma di 'contrappeso' agli altri poteri dello Stato (in Francia una sorta di bilanciamento dei loro 2 organi esecutivi può esprimersi solo in eventuali periodi di coabitazione, che però ora sono molto più improbabili dopo una riforma delle scadenze elettorali e della durata del mandato dei Presidenti). In alternativa, anche in seguito ad analisi comparative con altre nazioni nel mondo dove altre forme di governo siano in buona misura testate, come ad esempio Germania, Irlanda, Islanda, India e molti paesi del Commonwealth che hanno mantenuto una distinzione più netta tra autorità cerimoniale e autorità esecutiva, si dovrebbe considerare se la relativa riforma costituzionale debba andare oltre, prevedendo un riassetto più 'parlamentare', che prevede o un Capo di Stato con una funzione meramente rappresentativa/cerimoniale, con il potere esecutivo che sarebbe esclusivo di un Presidente-Premier ed i suoi ministri, con i loro atti 'vagliati' dal Parlamento ed altri organi già esistenti (cui accennerò), oppure l'abrogazione di questa istituzione. Quindi, per progredire verso una più realistica Repubblica, oltre alla riforma delle forze dell'ordine, servono delle riforme istituzionali di portata storica per l'Italia ed altre nazioni rimaste indietro.
Ora, io non sono un esperto in qualche disciplina umanistica coadiuvato da giuristi, politologi e da qualche altra professionalità di tipo tecnico utile allo scopo aventi veramente idee di rinnovamento (riguardo le quali magari fossero in tanti ad averne!), ma insomma, si pongono questioni complesse ma urgenti, per le quali già durante passate legislature si erano messe in piedi delle commissioni di lavoro che affrontavano materie così importanti, senza mai arrivare a fare concreti passi avanti in un processo riformatore.
Questo perché il problema che hanno finora incontrato proposte di grandi riforme, che si sono rivelate velleitarie, è dovuto principalmente al fatto che bisogna tenere conto della procedura di approvazione delle leggi di revisione della Costituzione (all'art.138), più complessa di quella prevista per l'approvazione delle leggi ordinarie. Va bene rispettare la procedura, ma allo stesso tempo queste esperienze passate ci insegnano che si rischia un'impasse a tempo indefinito, quindi la necessità di riforme importanti come queste dovrebbe mettere seriamente intorno ad un tavolo tutte le fazioni politiche, come un'assemblea costituente (o come chiamata all'epoca 'bicamerale'), con ulteriori capacità di sintesi per evitare complessità poco praticabili, questo perché dovrebbe essere interesse di tutte le parti per il bene della popolazione!
A tal proposito alcune esperienze passate di tentativi di riforme costituzionali sono appuntate in questa
scheda di lettura.
Ora farò qui un ragionamento empirico, che coinvolge riforme di revisione della parte 2 della attuale Costituzione.
Partendo quindi da questa 'confusa' realtà politica italiana, intanto a mio avviso una delle soluzioni prioritarie è quella di una nomina parlamentare dei governi senza il passaggio presidenziale per la nomina più o meno 'formale' del Primo e dei Ministri, e la tutela di una loro prefissata stabilità temporale, ovviamente di qualsiasi 'colore' politico essi siano, naturalmente con limiti massimi temporali a ciascun mandato, ma come vedremo un pò più nel dettaglio, nei casi di ri-elezione propongo periodi via via decrescenti; e poiché a tal proposito l'attuale Governo (2026) propone un'elezione a suffragio universale del Primo Ministro, ed altrove abbiamo casi di elezione diretta di un Capo di Stato (ad esempio in Francia), in base a quanto discusso in precedenza riguardo la democrazia, mi sono posto domande del tipo: ignorando considerazioni su caratteristiche e composizione attuale di un «popolo», in che misura il suo potere diretto dovrebbe influenzare l'esecutivo rispetto al potere di una «maggioranza qualificata» composta da esperti o derivante da un processo deliberativo (ad esempio un Parlamento)? Ho discusso questo tema con l'I.A., riporto
qui il link web relativo.
Qui stò trattando questioni urgenti ed incitando a testare proposte pratiche ed efficaci, e ribadisco, senza significati legati a nessuna faziosità politica: ritengo che il vantaggio di scongiurare interferenze esterne politicamente inaccettabili ai principali organi politici sia prioritario.
Proseguendo il discorso, aldilà di confronti con altre nazioni 'smilitarizzate', per brevità intanto mi limito a considerare l'ipotesi, che per quanto già detto è una delle possibili opzioni, che và in direzione di una Repubblica più strettamente 'Parlamentare', con la sostituzione di quelle funzioni storiche che abbiamo visto essere appannaggio del Presidente della Repubblica italiana, per mezzo di organi/enti più 'diffusi', più 'sparsi' (ma non troppo).
Così, per una supervisione dell'operato dei poteri esecutivo e legislativo, per cominciare si potrebbero modulare bene i relativi rapporti di forza tra Governo e Parlamento. Poi per quanto riguarda chi elegge la Corte Costituzionale², che è la più importante istituzione di garanzia costituzionale delle leggi in Italia, una questione che ritengo molto delicata, a mio (non tanto modesto) avviso il potere di nomina del Presidente della Repubblica di un terzo dei componenti o sarebbe cassato (nel qual caso i componenti saranno per metà di nomina parlamentare e il resto nominato dalle magistrature superiori), o sarebbe attribuito a qualche organo collegiale di altra natura giuridica competente ad indicare personalità idonee agli orientamenti di cui alla nota [2a] (qui vale quanto da me espresso parlando di democrazia in altro post, ossia un'organo che includa esperti in discipline umanistiche); inoltre, continuando a parlare a titolo non esperto, proporrei che la Corte Costituzionale abbia il potere di iniziativa nei casi in cui ritenga necessario farlo. Riguardo un'altra questione delicata, ossia la necessità di 'mediare' o 'arbitrare' sulla corretta gestione dell'autonomia costituzionale dell'amministrazione del potere giudiziario, ruolo ora attribuito al Presidente della Repubblica in qualità di presidente del
Consiglio Superiore della Magistratura, probabilmente sarebbe maggiore il dibattito di come sostituire tale ruolo: ad esempio se da un organo individuale o collegiale (in questo caso un'ufficio di presidenza più collettivo aggiungerebbe complessità burocratica), composto da chi, se si tratterebbe anche di un'organo di supervisione, e se collegiale se composto da enti giuridici di natura diversa ecc., domande più o meno simili valgono per chi eleggerebbe il/la/i presidente/i, dal momento che dovrà essere eletto/a/i da qualcuno indipendente dal C.S.M. stesso. A tal proposito, due parole sul lavoro dei magistrati (ma anche degli avvocati, che mi risulta siano giustamente ben pagati, poi secondo me devono esistere anche avvocati pubblici parimenti retribuiti): il loro è un lavoro in primis che richiede una irreprensibile integrità morale (come per i servizi di intelligence), e pensateci, svolgono un ruolo di alta responsabilità (a maggior ragione nel processo penale), per alcuni c'è un alto rischio personale, uniti ad un impegno credo molto dispendioso, quindi devono non solo essere pagati tanto (come lo devono essere i medici pubblici), ma l'organizzazione lavorativa della giustizia deve fare in modo di scongiurare possibili (e forse attualmente probabili) sovraccarichi di lavoro (esiste un termine tecnico, Sindrome da burnout): in Italia i giudici sono sufficienti per la mole di lavoro dei procedimenti? No? Assumiamoli con assistenti e personale di supporto, è una questione a tutela di chi già opera e del buon diritto per tutti. Chiusa questa parentesi, proseguendo per il caso di possibili riforme verso una Repubblica Parlamentare, se a qualcuno, ed attualmente non saranno in pochi, l'abrogazione della carica di Presidente della Repubblica sembra troppo, dico a costoro che si potrebbe considerare di mantenere questa figura istituzionale in una veste puramente rappresentativa della nazione.
Per completezza riguardo il quadro degli attuali organi istituzionali di controllo, volevo menzionare anche altri organi previsti dalla Costituzione nell'ordinamento politico italiano, i quali sintetizzando, nel loro insieme hanno funzioni giurisdizionali, di controllo, di revisione dei conti pubblici, consultive, di potere esecutivo (ossia possono impartire azioni obbligatorie), così il Consiglio di Stato³ (che è anche giudice d'appello per le decisioni dei T.A.R.) in merito agli atti amministrativi, la Corte dei Conti⁴ con competenza in materie di contabilità pubblica, ed a livello più puramente consultivo e di monitoraggio il Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro (CNEL) ⁵, con poteri di iniziativa legislativa e facoltà di contribuire all'elaborazione della legislazione in materie economiche e sociali; qui è da notare che verso la fine del 2016 questo organismo è venuto alla ribalta dell'opinione pubblica italiana, in quanto la sua abolizione era prevista dalla riforma costituzionale Renzi-Boschi, poi bocciata con apposito referendum costituzionale. Conclude la lista di questi organi il controverso Consiglio Supremo di Difesa ⁶. Concludendo, cito poi casi nei quali un potere consultivo vincolante spetta al popolo, attraverso l'istituto del referendum abrogativo e, in materia costituzionale, attraverso l'istituto del referendum confermativo delle leggi costituzionali (per una panoramica vedasi questa sezione di una voce di Wikipedia). Se poi si prendesse in considerazione una revisione più generale in direzione di una riforma più ampia dell'organizzazione di almeno certa parte dell'ordinamento politico italiano, mi immagino una concertazione di sapientemente congegnati organi politici che si ispirano a idee come controllo, garanzia, supervisione, mediazione, di e tra differenti istituzioni pubbliche, anche comprendendo/rivedendo più o meno quelli attuali, con un eventuale Capo dello Stato avente solo funzioni rappresentative/cerimoniali,
ed introducendo ove occorre preposti collegi arbitrali alla stregua di probiviri, giurie e 'revisori tra pari' (mentre ad esempio abbiamo i revisori dei conti), senza poteri di indirizzo politico, e men che meno funzioni come presiedere le Forze Armate ed altre come quelle specificatamente sottolineate in precedenza riguardo il Capo dello Stato nella sua forma attuale, tutto senza appesantire troppo la macchina burocratica. Infine, qui non elaboro su domande come chi controlla controllori (ma allora chi controlla controllori dei controllori? Oppure: quali concertazioni di controllo reciproco introdurre? Ecc.), d'altronde non si può controllare tutto, cercando una sintesi equilibrata per non inficiare capacità e tempistiche decisionali: potremmo banalmente dire sarebbe 'troppa burocrazia della burocrazia'. Forse questo sarà oggetto di un post separato con approfondimenti tecnici, che linkerò qui.
Inoltre queste auspicate riforme prevedranno
limiti ben modulati a numero e durata dei mandati di un Presidente-Premier, ovvero alla sua durata in carica complessiva al fine di controllare potenziali derive autocratiche.
Per quanto riguarda le durate temporali dei mandati, tra le mie riflessioni, butto là una idea alternativa per possibili valutazioni, col beneficio d'inventario, visto che, in quanto originale, non ne è stata testata la possibile efficacia o meno. L'idea è fissare il mandato di uno stesso Premier con i casi di sue riconferme suddivise in sotto-periodi di durata progressivamente decrescente, ossia ad esempio 5 poi 3 poi 2 anni oppure 4-3-2-1 oppure 4-3-3 anni: una maggiore durata all'inizio terrebbe conto della fase di 'avvio', e successivamente durate decrescenti segnano i momenti di verifica: se dopo un certo periodo gode della fiducia degli elettori, il leader verrà rivotato, altrimenti nel caso di nuovo governo si ricomincia dal primo sotto-periodo, fino alla successiva verifica elettorale, con un limite massimo poniamo di 10 anni di durata in carica complessiva per ciascun Premier. Poi come succede adesso, sarà prevista la gestione di altri aspetti come eventuali casi di sfiducia/dimissioni/interruzioni dei governi per qualsivoglia causa. E non mi aspetterei aumenti proibitivi di organizzazione e costi elettorali, anche avvalendosi maggiormente di tecnologia collaudata, come ad esempio sistemi di televoto presso le sedi elettorali, con sistemi di verifica con firma anagrafica digitale.
Se poi qualche lettore ha soluzioni migliori al grosso problema di ingerenze non legittime alle istituzioni politiche, sarei felice di ascoltare.
Poi certamente esistono lobbies e potentati storici e non, ad esempio ho buoni motivi per pensare che quelle petrolifere o di altro genere siano ancora attive. Però personalmente non credo a quelle che sono state evidenziate essere teorie del complotto, ne cito alcune come Piano Kalergi, rettiliani, i 'cattivi' George Soros e Bill Gates (aldilà delle opinioni espresse dai personaggi qui citati e della loro vita privata, il concetto complottista è il vederli tra coloro che tramano qualcosa, ma questi 'complotti' nessuno li ha mai provati, piuttosto mi sembra che c'è qualcuno che li alimenta come ho già detto in precedenza), il 'potere forte' World Economic Forum, misteriosi trattati ecc., che a mio avviso si rivelano più che altro distrazioni quando non depistaggi di opinione pubblica: non credo che ci siano Cupole in quei posti. Per esserne invece un pò più consapevoli, cito alcuni altri poteri condizionanti le decisioni politiche, storici e reali, come il Papa e altre autorità religiose, certa massoneria con le sue connessioni (oltre alle passate vicende italiane della 'loggia P2' (2) (3) (4) e 'P3-P4'), l'ormai abbastanza noto Club Bilderberg. E su questi 'mondi paralleli' variamente interconnessi o meno, per fortuna c'è ormai una cospicua letteratura d'inchiesta (della quale vi lascio qualche esempio qui (1) (2) (3), compresa una 'rete di archivi' pubblica). Chi ha tempo, cercando in giro e osservando attentamente le fonti, può farsi quindi una cultura sull'argomento, visto anche che i cittadini comuni, se e quando ne diventano informati, è solitamente dopo tempo, anche includendo desecretazioni di documenti storici istituzionali riservati.
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